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Giudizio critico su Ugo Bongarzoni  (da testi autografi)

 

"Ugo Bongarzoni ha in sé la percezione della materia vivente che naviga nella vita della materia . E’ un essere umano “vuoto” che vive di “cavi” amori, nel senso che il suo animo riesce ad accogliere idee e passioni che, non fisicamente definite e concluse, hanno invece potenzialità evolutiva "

"Ugo cerca le invisibili ombre del mistero, cercando di scorgerle dietro l'inquietante palude di relazioni che la legge del sopravvivere impone" 

 

 

Riflessioni  sull'opera "L’onda lunga dopo la tempesta" (da testo autografo)

 

“ Dal tutto, un tutto. Per prima cosa rimuoviamo in noi la linea dell’orizzonte che ci sottopone ad un dogma percettivo che ci precede e che ci predispone ad una certa tipologia del rapporto causa ed effetto convenzionale.

Del resto la linea dell’orizzonte corrisponde ad una tipologia di visione dello sguardo macroscopico di un soggetto che osserva, agisce restando immune dall’oggetto osservato e da quello agito.

La questione è come identificare il proprio perdersi e il proprio ritrovarsi nell’incontro avventuroso con l’universo, nel quale io mi pongo come materia vivente nella vita della materia, gruppo di atomi tra gli atomi.

La questione è l’immagine dell’uomo, sia che essa si ponga come microscopica

oggettiva presenza tra le infinite presenze, sia che tale oggettività si ponga come derivato della passione del sogno soggettivo, persa nello spaesamento del naufragio del senso, sia che, come spesso accade oggi, l’immagine dell’uomo si nasconda nel non luogo della mente, ospite della dimensione virtuale gremita di numeri civici di cose che non esistono.

La linea dell’orizzonte si fissa nel nostro essere e quindi nel nostro immaginario, come fisico riferimento assoluto che sovrintende al nostro sistema percettivo.

In tal modo tale assioma percettivo convenuto limita la potenzialità creativa del processo mentale che, assumendo quell’assoluto convenzionale nella funzione vitale, legittima l’esistenza necessaria di una dimensione metafisica come inevitabile antitesi assoluta alla relatività della vita e dei suoi significati.”

 

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